ABBAIA COME MANGI (BLOG)

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GETTA QUEL SASSO!

UN ISTRUTTORE IN CANILEPosted by Caterina Migliorini Sun, August 19, 2018 17:32:09

Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore.

Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti sensibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o micro eventi, si succedono in tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fato che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.

(..) La parola, intanto, precipita in altre direzioni, affonda nel mondo passato, fa tornare a galla presenze sommerse.

Gianni Rodari, Grammatica della fantasia (1973), Torino, Einaudi Ragazzi, 1980, pp. 11-12.

Una manciata di mesi fa il lavoro di Claudio sembrava richiedere un impegno ed energie spropositate, non tanto per i cani da seguire e riabilitare, anzi, ma perché troppe erano le cose da rimettere in sesto, ponendo qualche limite qua e la, ridefinendo obblighi, doveri e responsabilità di molti, aiutando tutti a capire quale tipo di sentiero avessero intrapreso tempo addietro e quanta costanza questo richiedesse per mantenersi facilmente percorribile.

E ora? Ora a distanza di pochi, pochissimi, mesi va tutto a gonfie vele. Si respira un’aria nuova, più leggera e rilassata. Pure Claudio ha un’aria più leggera e rilassata… e diciamo anche soddisfatta!

Perché fa sempre piacere lavorare a contatto con persone gratificate da quel che fanno, in un ambiente privo di frustrazione e i cui partecipanti divengono finalmente capaci di sostenersi l’un l’altro.

Siamo felici, perché ci sentiamo abbastanza sicuri nel dire che questo 2018 ha portato una ventata inaspettata di felicità.

Non solo, ha portato un lavoro stabile e gratificante a contatto con un mondo del quale Claudio ormai si sente parte. E aggiungiamo pure anche maggiore voglia e reali possibilità per porsi nuovi obiettivi, nuove sfide o più semplicemente provare a dare nuova concretezza a progetti passati messi da parte poiché “non ancora il momento giusto per”.

Perché tutto questo mi sembra strano? Beh, perché è tutto cominciato con… un sasso nell’acqua! Sembra banale ma le azioni di Claudio sono state talmente semplici che assistere a come si sono propagate elle menti e nelle altrettante azioni di coloro con cui è entrato in contatto, divenendo sempre più vigorose, ci lascia sbalorditi.

E ci fa riflettere. Sul potere delle azioni, ma soprattutto delle parole e dei silenzi posti fra di esse. E’ come se tutto ciò accompagnato da un’osservazione sempre attenta abbia innescato un vortice di bellezza e positività che ha, inevitabilmente, contagiato tutti. E gli effetti si vedono.

Come quel sasso lanciato nell’acqua, con le sue onde concentriche, che tutto travolgono.

Anche la parola, semplice ma diretta, alternata a silenzi densi di significato. E l’azione, saggia, decisa, sempre curata.

Speriamo che la bellezza che in questi mesi ci ha toccato, e che ha illuminato le vite di molti, continui ad abbondare nei mesi a venire poiché non ne siamo mai sazi.

Vi ringraziamo tutti, ma proprio tutti, poiché nel vostro piccolo ci state aiutando a costruire il nostro sogno, mattoncino dopo mattoncino. Ed è un sogno troppo grande e articolato da spiegare, ma forse, un giorno, potremo dirvi che “è finalmente divenuto realtà”.






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ARRIVIAMO SUBITO!!!

EVENTIPosted by Caterina Migliorini Thu, July 19, 2018 01:39:43

E’ stato un peccato, un vero peccato.

Cosa? Beh, che la partecipazione non sia stata ai livelli delle aspettative. E ci credevamo davvero tanto, tutti. Era un’occasione importante, per far conoscere una nuova faccia del canile di Piacenza, rivestito ora di un rinnovato e sentito impegno, carico della voglia di riprendersi tutta la fiducia di una cittadinanza attiva e sensibile, un’occasione importante anche per i messaggi che veicolava, proprio ora, che nel pieno dell’estate si avvicina la temuta e da condannare parentesi degli abbandoni.

Peccato, perché molti, troppi, non saprebbero come gestire situazioni che vedono il ritrovamento di cani persi o abbandonati. Che fare in quelle situazioni? Nemmeno io, prima di conoscere Claudio, avrei saputo cosa fare quali sarebbero state le migliori decisioni da prendere.

Partecipazione a parte, è stato un successo. Sapete perché? Perché è stato solo il primo di una lunga serie di momenti nei quali una fetta di cittadinanza sempre più ampia sarà invitata ad approcciarsi al mondo della cinofilia con una consapevolezza sempre maggiore, con saggezza e razionalità. Perché i cani non sono giochi, non sono regali da buttare, ma doni da scartare e scoprire, rispettare e amare. Sono esseri viventi dotati di un loro carattere, con tanto di pregi e difetti, debolezze e ben precise simpatie.

Occorre imparare a relazionarsi con loro nel più corretto modo, occorre capire che ogni cane nasconde un mondo unico e particolare al quale approcciarsi ogni volta differentemente avendo rispetto della diversità di cui si fa portatore.

Cose già dette e stradette ma che acquisiscono un sapore differente se viste sotto la luce di un ritrovamento. Un incontro casuale con un cane impaurito e totalmente perso non può implicare il nostro imporci a lui nelle vesti di supereroi. Siate umili e accettate che non sempre il vostro metodo è il più corretto, accettate di cambiare, cercate di capire che quel cane che vi osserva può avere alle spalle un trascorso molto particolare, può essere stato traumatizzato da aspetti anche insignificanti della vita ma voi, in quel preciso momento non lo potete sapere. Dovete imparare a leggere quel che vuole comunicarvi attraverso un linguaggio tutto nuovo, attraverso il suo linguaggio.

Ma ci saranno innumerevoli occasioni per coinvolgere sempre più persone nell’apprendimento di tutto questo, e Claudio, pian piano, ci sta lavorando.

Domenica la collaborazione con A.i.s.a. Sezione Piacenza ha portato a definire un evento dalle caratteristiche importanti, da non sottovalutare, che verrà certamente riproposto, poiché d’importanza fondamentale. Presentare poi alcuni ospiti del canile di Piacenza lasciando la parola a quei volontari che li conoscono così bene, e che hanno donato loro così tanto amore, tempo e attenzioni ha reso tutto ancora più unico. Pur essendo stati presentati cani anche difficili nel presente in virtù di un burrascoso passato, la presenza ed il supporto dei volontari del canile di Piacenza ha dimostrato che per ognuno di loro vi può essere una seconda possibilità, la speranza in un futuro migliore fuori dai cancelli del canile con una famiglia disposta a mettersi in gioco, farsi carico di una certa dose di pazienza e responsabilità al fine di imparare il corretto modo per entrare nel cuore di uno di quei cani solamente più complicati da approcciare (inizialmente!!).

Vista quindi l’importanza di quanto detto domenica, riporto qui per voi tutti il corretto iter da seguire in caso di ritrovamenti:

1 - Contattare i vigili urbani o le forze dell’ordine, saranno loro ad attivare immediatamente chi di dovere per effettuare il recupero del cane.

2 - Una volta effettuata la segnalazione di fondamentale importanza è rimanere sul posto, tenere sott’occhio il cane per facilitarne il recupero. Non è compito del privato cittadino recuperare il cane, ma delle persone preposte.

3 – Obiettivo primario è riconsegnare il cane al proprietario nel più breve tempo possibile (a seguito di lettura del chip e delle dovute verifiche) evitando così ulteriore stress dato dalla permanenza, seppur momentanea, in canile. Solo qualora non fosse possibile fare ciò, il cane in questione verrà stallato nel canile di competenza territoriale. Non è compito del privato cittadino consegnare un cane ritrovato a chiunque si presenti come il presunto padrone: la restituzione al legittimo proprietario verrà effettuata SOLO a seguito di verifiche e controlli.

Ricordiamo a tutti voi che non tutti i cani trovati vaganti sono stati abbandonati, molti di loro hanno un padrone che li starà certamente cercando, pertanto contattate SEMPRE vigili urbani o forze dell’ordine. Fare ciò è un vostro obbligo e dovere, da rispettare in primis per il benessere del cane che merita di tornare al suo “branco” di appartenenza. Solo nel caso in cui, a seguito di approfondite ricerche, non venga rintracciato nessun legittimo proprietario, verrà reso adottabile per una nuova famiglia.

Le occasioni portate da un evento come quello tenutosi a San Nicolò sono troppo importanti per essere lasciate andare, devono necessariamente portare a nuove consapevolezze pertanto speriamo in una partecipazione sempre maggiore da parte di tutti voi.





“Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”

Abbracciate il cambiamento, divenite capaci di fare la differenza.






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SE NON CREDI, CREDERÒ IO PER TE

UN ISTRUTTORE IN CANILEPosted by Caterina Migliorini Sat, June 09, 2018 11:32:08

Ultimamente Claudio ha intrapreso un viaggio di sola andata verso, come dire, il Nirvana ecco. Diciamo che a fare l’istruttore cinofilo si è quasi obbligati a coltivare un certo equilibrio interiore che si riveli inattaccabile, inaffondabile, saldo e più e più volte messo a dura prova. Di suo per varie esperienze passate, devo dire che era già a buon punto, ma Claudio non smette di stupire e sposta l’asticella, quell’indicatore degli umani limiti, sempre un po’ più in là. Beato lui che riesce a lavorare su se stesso con tale costanza!

Ma torniamo a noi…

Claudio o lo si ama totalmente o ce ne si tiene ben alla larga, un po’ perché ha un forte senso del dovere ed è un graNde amante delle regole (“se esistono ci sarà un perché!” non so quante volte gliel’ ho sentito dire!) e, si sa, le regole non a tutti piacciono, e un po’ perché non si fa certo mettere i bastoni tra le ruote da una complicazione qualsiasi, reale o semplicemente creduta tale ma in realtà alimentata dalle sole nostre convinzioni e, ammettiamolo, ben pochi accettano di vedersi criticato il proprio mondo interiore. Quando si dedica a un progetto, ogni qualvolta inizia un nuovo lavoro, vi riversa anima e corpo per raggiungere quella meta che si era prefissato, per portare a compimento e piena realizzazione quell’obiettivo, per far si che quanto mentalmente visualizzato divenga concreta e duratura realtà.

Processi che avanzano di pari passo, l’uno perseguito interiormente perché tutti possano trarne beneficio esteriormente, l’altro costruito esternamente, entro una quotidianità fatta di regole, abitudini, obblighi e doveri il tutto a enorme beneficio di una crescita che limitare all’esteriorità stessa pare riduttivo. Capite ora il perché del suo viaggio spirituale?

Credere con vigore in un progetto nascente o già avviato ma in fase calante non è cosa da tutti, non tutti hanno le energie necessarie per mantenerlo vivo e pulsante, molti hanno bisogno di una guida, qualcuno che sappia mantenere vivo l’entusiasmo aiutando nella ricerca della positività. Se siete fortunati vi capiterà di incontrare lungo il vostro cammino “un-Claudio” che saprà fare proprio questo: aiutarvi a guardare il mondo con tutto l’ottimismo possibile.

Riuscire a vedere il bello nella vita di tutti i giorni, ricordate, è solo una questione di punti di vista: siete voi che decidete dove sostare, siete voi che decidete cosa vedere e cosa ignorare, sempre voi che decidete con quale stato d’animo affrontare la vita e ciò che essa vi dona.

Pertanto non odiate l’ottimismo e la pro positività di chi cerca di aiutarvi a dare sempre il meglio; non disprezzate chi pretende precisione, puntigliosità e rispetto; non allontanate né svilite chiunque abbia voglia di intestardirsi con tenacia per la buona riuscita di un progetto ma apprezzate, sempre, ogni singola energia che vi viene donata, ogni singolo sforzo messo in campo per qualcosa che, se sorretto da più cuori che battono all'unisono, di certo non potrà incontrare fallimento: “Se non credi, crederò io per te…”






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NON APRITE QUELL'AGENDA

GIORNATE DA CANIPosted by Caterina Migliorini Wed, May 16, 2018 23:26:46

“Cane peloso forbici” ah sì, quello devo vederlo lunedì. Poi… “cane che scappa” quello ancora per tre mercoledì, giusto.

“Nomediunqualsiasicane(non ve ne assicuro la correttezza)-cane” questo ogni sabato, perfetto.

Luna cane Settimo (sì proprio Settimo Milanese, perché sì, è in grado di dimenticarsi anche dove deve andare!) o cane Carpaneto cucciolo o, come dimenticarlo, cane morde cane… Potrei continuare per giorni!

“Eh ma io li ricordo a livello visivo, così ricordo l’intervento, cosa devo fare…” questo è più o meno quel che farfuglia quando inizio a prenderlo in giro. Mi raccomando, non portategli rancore, è solo troppo focalizzato sul suo lavoro!

Non sperate che Claudio sia in grado di ricordare ogni vostro nome, o meglio, che lo impari nel giro di quelle poche lezioni che vi dedicherà, cari padroni che affidate alle sue amorevoli cure i vostri amici a quattro zampe.

Per sua indole, come avrete già intuito, ha una spaventosa incapacità di ricordarsi nomi, appuntamenti e qualsiasi cosa che richieda il rammentarsi un evento specifico soprattutto se da svolgersi in un momento specifico della giornata. Grazie al cielo esistono le agende!

Non sperate nemmeno che Claudio ricordi il nome di tutti i cani che segue, più che altro credo che nella sua testa risieda un enorme database nel quale esistono immagini di cani associate a dinamiche particolari, “cane peloso forbici” credo possa farvi ben capire cosa intendo (ah, non fatevi malsane idee, si trattava solamente di un povero cane dal pelo eccessivamente lungo, che addirittura gli oscurava la vista. Il problema? Beh, aveva una totale avversione per le forbici!)

Insomma, sfogliare l’agenda di Claudio regala risate assicurate soprattutto a me che, nell’avventurarmi tra quelle pagine per salvarmi i suoi appuntamenti e vedere che non si accavallino troppo con i miei, mi scontro con annotazioni che sfiderei chiunque ad avere più fantasia!

Pace, non si può avere tutto! Ha talmente tanti pregi che qualche difettuccio doveva saltare fuori per forza. Ma, mi raccomando, acqua in bocca! Io non ho detto nulla…






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AFFRONTARE LA VITA A PICCOLI PASSI

GIORNATE DA CANIPosted by Caterina Migliorini Wed, May 16, 2018 19:12:23

Non ti chiedo né miracoli né visioni // ma solo la forza necessaria per questo giorno! // Rendimi attento e inventivo per scegliere // al momento giusto // le conoscenze ed esperienze // che mi toccano particolarmente. // Rendi più consapevoli le mie scelte // nell'uso del mio tempo. // Donami di capire ciò che è essenziale // e ciò che è soltanto secondario. // Io ti chiedo la forza, l'autocontrollo e la misura: // che non mi lasci, semplicemente, // portare dalla vita /// ma organizzi con sapienza // lo svolgimento della giornata. // Aiutami a far fronte, // il meglio possibile, // all'immediato // e a riconoscere l'ora presente // come la più importante. // Dammi di riconoscere // con lucidità // che le difficoltà e i fallimenti // che accompagnano la vita // sono occasione di crescita e maturazione. // Fa' di me un uomo capace di raggiungere // coloro che hanno perso la speranza. // E dammi non quello che io desidero // ma solo ciò di cui ho davvero bisogno. // Signore, insegnami l'arte dei piccoli passi.

L’arte dei piccoli passi, ha davvero la capacità di plasmarsi su ogni nostra singola esistenza. Immaginate quanto possa ben applicarsi a ogni varia, molteplice e sfaccettata quotidianità, ogni vostra giornata potrebbe essere illuminata da tali parole. Ogni persona che avete accanto potrebbe vedersi a sua volta risvegliata da quanto emanate, salvata da un vostro differente predisporvi al mondo, rincuorata da uno sguardo amico, sorretta da un amore nuovo, più trasparente e consapevole.

Giù le zampe recentemente sembrava sparito, in realtà ci siamo presi solo una piccola pausa per noi, lontano da quel “tutto” che costella le nostre giornate per sentirci parte di un altro “tutto”, una dimensione nuova che ci ha portato a Verona, attraverso un più concreto modo di accostarsi alle pieghe della realtà, pieghe nelle quali si articola il vissuto di tanti di noi, un vissuto passato spesso inosservato, un vissuto che torna alla ribalta talvolta raccontato attraverso parole cariche di tristezza, parole incredule davanti al riproporsi costante di certe, incomprensibili ed ingiustificabili vicende.

Una pausa che è stata anche un momento per riflettere su quanto raggiunto in entrambi i nostri lavori, per capire come meglio possano essere svolti, ragionare su quanto il nostro operato possa portare serenità in chi ci circonda. Riflettere per migliorarsi, sempre, e migliorare, così, il mondo.

A Verona nello specifico siamo stati per conoscere e ricordare la storia di un ragazzo come tanti, Nicola Tommasoli, barbaramente ucciso dieci anni fa. Perché? Incomprensibile gesto, domanda che mai avrà una risposta che possa apparire sensata. A Verona siamo andati per conoscere una storia che troppo spesso si ripete, una storia conosciuta attraverso le parole di Ture Magro, attore dalla capacità unica di far sua in ogni singola storia da lui interpretata, attore capace di toccare i cuori di chi ascolta, attore capace di destare gli animi regalando emozioni. Sabato 4 maggio la storia di Nicola è tornata alla ribalta per non essere dimenticata mai, per insegnarci qualcosa, per ricordarci che la battaglia contro ogni tipo di razzismo, non è ancora stata vinta.

Di fronte a vicende come queste diviene urgente una riflessione che tanto ha da condividere con l’arte dei piccoli passi.

Rendimi attento perché la vita può sorprenderci nei modi più crudeli, perché non sempre si è sufficientemente preparati e troppo spesso ci si ritrova a dover “sopravvivere”. Impariamo quindi a circondarci di amore, a circondare chiunque intersechi il proprio vissuto con il nostro di un incontenibile amore. Per non essere soli, mai.

Rendi più consapevoli le mie scelte affinché io possa arrecare il minor danno possibile a tutti coloro che mi circondano, siano essi esseri umani o animali. Impariamo che ogni nostra azione ha un’immediata e non controllabile conseguenza, impariamo a soppesare gesti, azioni e parole. Impariamo il rispetto e apriamo il nostro cuore.

Rendi più consapevoli le mie scelte per poter essere di insegnamento sempre e
donami di capire ciò che è essenziale. Impariamo ad assaporare il valore di ogni
singolo attimo.

Non lasciatevi trasportare dalla vita ma agite attivamente e consapevolmente,
combattete la paura, ogni razzismo, insegnate il giusto e l’etico. Combattete contro
ogni ingiustizia, non fermatevi davanti a nessun ostacolo, non accettate nessun
muro fra voi e il mondo e non contribuite ad erigerne.

Fa’ di me un uomo capace di raggiungere coloro che hanno perso la speranza… una
raccomandazione che mi piace spesso fare dice questo: siate vita che vuole vivere in
mezzo ad altrettante vite pulsanti di vita
.
Siate cioè capaci di riconoscerne il valore,
sempre, perché ognuna, che sia propria di un essere a due o a quattro zampe
merita quanto di meglio le si possa augurare. E perché no, una mano per ottenerlo
non guasta mai.






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ESSERE L'ULTIMA SPIAGGIA

RIABILITAZIONE COMPORTAMENTALEPosted by Caterina Migliorini Mon, April 30, 2018 18:41:04

In questi giorni è emersa una nota stonata nel lavoro di Claudio.

Mentre andava a lavoro ironicamente mi ha detto “Oggi vado a lavoro in modalità ultima spiaggia…”.

Molto spesso, anzi, troppo spesso, sente una frase pronunciata dalle famiglie presso le quali porta le sue consulenze: “Sei la nostra ultima spiaggia

Ultima? In che senso? Nel senso che poi il cane finisce in canile? Nel senso che se nulla cambia, se il cane improvvisamente non diventa quel cane perfetto che ci si era immaginato lo si abbandona nelle mani di chissà chi? Addirittura si opta per l'estremo gesto della soppressione? O nel senso che ci si rassegna a non cambiare le cose, ad accettare la convivenza con un cane frustrato magari relegato in una stanza per un’incapacità nel gestire la sua esuberanza o la sua apparente aggressività?

Sia chiaro, nessuna di queste domande prevede una risposta positiva, perché nessuna di queste domande dovrebbe prevedere un’opzione possibile a cui destinare un cane non compreso, un cane che si è ritrovato per l’ennesima vota nelle mani di padroni non consapevoli, non realmente pronti per un’adozione.

Perché una famiglia deve arrivare al punto da sentirsi abbandonata in balia di situazioni avvertite come irrisolvibili?

Chi adotta o decide di comprare un cane dovrebbe ricevere tutto il supporto e l’affiancamento necessario per IMPARARE a relazionarsi con un nuovo “coinquilino”. Dico imparare poiché ci si scontra con un linguaggio nuovo, non nostro, con una modalità comunicativa non istintiva e naturale per tutti.

Talvolta ci arrabbiamo quando un cane torna in canile o viene stallato chissà dove, ci innervosiamo davanti a giustificazioni che sembrano solo scuse, davanti a palesi menzogne.

Troppo spesso però questa cattiva condotta mal celata nasconde ben altro… Nasconde un disagio impronunciabile derivante dal fatto di sentirsi inadeguati, dall’ incapacità avvertita dopo essersi resi conto di non saper gestire un cane, dalla delusione profonda nata da un’amicizia tanto desiderata e non così facilmente arrivata.

Eh sì, a molti capita il cane buono con tutto e tutti, equilibrato, quel cane che non modifica affatto la nostra routine anzi, la migliora. Ovviamente, come noi non siamo tutti uguali, non possiamo pretendere che tutti i cani lo siano. E quindi? E quindi arriviamo a scoprire che il cane al quale abbiamo aperto le porte di casa e, in primis, il nostro cuore è anche quel cane pauroso, quello che morde, che tira, che distrugge tutto, che ringhia quando gli dai la pappa, quello possessivo e quindi “io che ho una bimba piccola come faccio?”…

Insomma, non è tutto oro quel che luccica, ma questo non dovrebbe essere un problema, ognuno dovrebbe arrivare preparato al possibile e temuto scontro con un cane “problematico”. Ogni singola persona dovrebbe vivere come naturale la possibilità di dover costruire assieme al cane in questione un vero e proprio percorso di vita, perché un cane con problematiche comportamentali, un cane con problemi di gestione non è qualcosa di rotto che va in men che non si dica sostituito o buttato, è solo un cane bisognoso di maggiore amore, maggiore sostegno, maggiore apertura e flessibilità mentale da parte dell’adottante.

Vediamola in un altro modo. E se, anziché essere una “sfortuna” aver incontrato un cane “difficile”, non fosse al contrario un inaspettato dono? Provate a pensarci: poter condividere la propria vita con un cane “difficile” è forse la cosa migliore che vi potesse capitare. Sarà proprio lui che vi aiuterà a superare i vostri limiti nel tentativo di comprendere e smussare i suoi, vi spronerà ad andare oltre le vostre paure cercando di aiutarlo a sconfiggere le sue, vi farà capire che è possibile amare in mille e più modi nonostante l’amore vero non lo abbia mai conosciuto.

Non arrendetevi davanti a un cane difficile. Se lo avete accolto nella vostra vita un motivo ci sarà stato, quindi combattete, combattete insieme, fino a quando non troverete quella felicità e quell’equilibrio tanto desiderati. Cambiate mille educatori, mille e più istruttori fino a che non avrete trovato il giusto metodo per arrivare, finalmente, al cuore del vostro amico a quattro zampe, fino a che non lo sentirete battere all’ unisono con il vostro.

E l’unica spiaggia della quale parlerete sarà quella sulla quale giocherete, ogni estate, proprio con lui.







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DOMENICA 22 APRILE - CANI E PIACENZA IN FIORE

EVENTIPosted by Caterina Migliorini Thu, April 26, 2018 17:31:21

Non spenderò troppe parole per descrivere la giornata di Domenica. Mi è bastato osservare l'impegno ed il fervore delle volontarie, dell'amorevole Angelica e di un mai così tanto soddisfatto Claudio per capire che tutto stava riuscendo nel migliore dei modi.

Mi è bastato percepire l'attenzione dei passanti e avvertire i loro cuori battere all'unisono di fronte ai cani del canile li presenti per capire che i loro cuori si stavano lentamente aprendo.

Domenica è stata una giornata di sole e sorrisi, una giornata fatta di incontri e di gesti di bontà.

Una giornata nella quale la speranza che Pepe possa guarire è stata condivisa da più anime.

Una giornata che ha visto aprirsi le porte del canile, permettendo ad alcuni suoi ospiti di assaporare una delle tante sfaccettature che una nuova possibile vita al di fuori di esso potrebbe avere.

Hanno così potuto incontrare gli sguardi di tantissime potenziali e amorevoli famiglie, hanno fatto breccia nei loro cuori e mi piace pensare che assai presto in tanti, tantissimi, andranno a prenderseli per amarli come meriterebbero.

Piazza Duomo si è riempita di domande, di sguardi incuriositi. Si è riempita di voci che a partire da un piccolo megafono arrivavano nei cuori e nelle orecchie di altrettante persone che passavano di li per caso.

Un piccolo banchetto dietro al quale tantissime volontarie hanno contribuito per fare in modo che arrivasse un messaggio importante: in ogni canile ci sono cani in attesa di amore, cani ingiustamente abbandonati, cani che nemmeno si capisce il perché siano stati rifiutati, ceduti, dimenticati.

Mi piace pensare che Domenica 22 aprile 2018 in Piazza Duomo a Piacenza tante persone abbiano iniziato a fare spazio nel loro cuore per farci forse entrare un amico in più, un amico a quattro zampe.




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L'ISTRUTTORE CHE SUSSURRAVA AI CANI

UN ISTRUTTORE IN CANILEPosted by Caterina Migliorini Sat, April 14, 2018 18:03:43

Una giornata come tante, una conversazione tipica in una tipica giornata “da cani”, una reazione che sempre torna di fronte a quel metodo giulezampesco.

[ Uh, ogni riferimento è puramente casuale ovviamente! ]

- Ma cosa fa?

- Ah non so… a me sembra che non faccia nulla.

- Eh ok, però guarda il cane! Ieri quasi ci sbranava, oggi è calmo come un agnellino… Bah, non si spiega.

- Ma davvero! Non capisco.. Ehi Carlo! Vieni qui guarda..

- Ohi ciao ragazze, stavo andand…Oh! Finalmente qualcuno che lavora con il nostro cucciolone. Ma chi è? Il nuovo istruttore? Ma scusate sta davvero lavorando con il nostro Ted?

- Ma si, ma si… Non sembra più lui vero?

- Ma… cosa ha fatto?

- Ah, tu lo sai? Non so… Siamo qui da ore e non abbiamo visto nulla. Però qualcosa ha fatto, è totalmente un altro cane!

- Ssssssh piano per favore, che ci sente.

- No va beh ok, però ammetti anche tu che è strano dai.

- Sì certo, però farsi sentire a dire ‘ste robe non è granchè su. Qualcosa avrà fatto di sicuro, magari vi è sfuggito?

- … Sarà…

- Zitte che sta arrivando!

E inizia una lunga, magica, parentesi fatta di intese, istruzioni date e inizialmente non comprese. Un rafforzarsi lento ma costante di un binomio nuovo, realmente sentito, vissuto e compreso fra un cane abbandonato a se stesso e uomini e donne capaci di fare la differenza. Binomio ora correttamente interpretato, alla luce di nuove conoscenze, di una più corretta e trasparente comunicazione.

- Forza, avvicinati… piano, ecco così. Bene, metti la mano così e non muoverti. Visto cosa ha fatto?

Bravissima, ora aspetta…

Si entra in un gioco interattivo fatto di sguardi, attese, lunghe lunghissime attese. Un gioco privo di parole, un gioco sostenuto da movimenti, gesti e atteggiamenti consapevoli. Un gioco nel quale il saper leggere correttamente l’altro diventa il pilastro fondamentale.

- Allora, come vi sembra sia andata? Domani continuiamo a lavorare, abbiamo trovato il giusto modo per interagire al meglio con Ted.

- Ehm, ma di preciso cosa dovremmo fare?

- Tranquille, nulla di difficile. Solo quello che abbiamo fatto oggi, continuare e perseverare. Domani comunque lo rivediamo insieme.

- Ehm… benissimo! A domani!

- Oddio, ma che è, l’istruttore che sussurra ai cani? Cioè non gli ha quasi detto nulla, manco si è mosso praticamente. Com'è che il cane ora se ne sta bello serafico… E quello che ha fatto fare a noi, hai visto? Cioè, sembra tutto tremendamente così semplice!

- Forse nel parlare ci siamo distratte, che dici? Possibile che così poco possa fare la differenza?

- Boh! Penso anch'io… Ehi Maria! Scusa un attimo.. Anche tu hai assistito alla lezione vero?

- Si si! Impressionante vero?! Ted sembra già molto più in pace con il mondo, è stata davvero una bella lezione.. non trovate?

- Ehm… si si… certo… Però, scusa è che ci siamo distratte parlando e forse non abbiamo colto tutto.

- Si si esatto, ci siamo distratte.. cioè, di preciso cosa ha fatto? Noi dobbiamo limitarci a quelle accortezze o c’è qualcosa in più?

- Cosa ha fatto? Ahahahahah, ah ragazze... Io non ho detto di aver notato quel che ha fatto, solo dico che l’ha fatto proprio bene! Di che volete lamentarvi? Ci ha dato un metodo semplice che sembra fare al caso nostro e rende sereno anche il cane più disastrato! Buona serata ragazze!!

- Ah… ehm, ok abbiamo capito. Comunque… sì certo, buona serata anche a te!

- Maria ma adesso? Domani che facciamo?

- Che facciamo? Come che facciamo? Non ci resta che sperare che quel “metodo semplice” venga bene anche a noi!

- Oh… beh, ok!

Perché ho scritto questo? Perché mi fanno sorridere le reazioni di chi assiste alle lezioni di Claudio, lezioni che semplicemente eliminano il superfluo e permettono di comunicare senza troppi fronzoli. Un metodo talmente semplice che… quasi nemmeno si vede!



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10 REGOLE PER RIABILITARE

RIABILITAZIONE COMPORTAMENTALEPosted by Caterina Migliorini Sat, April 14, 2018 17:15:47
Molto probabilmente alcuni di voi già conosceranno le "dieci regole" che Claudio ha pensato di scrivere nel tentativo di dare concretezza al SUO metodo, altri invece non sapranno affatto della loro esistenza, alcuni perché ci seguono da poco, altri perché non hanno ancora avuto modo di guardare il sito... Ad ogni modo, ho pensato di dedicare loro un post poiché le reputo fondamentali per chiunque voglia avvicinarsi al modo in cui Claudio fa riabilitazione comportamentale, fondamentali per comprendere come, all'interno di un percorso ben strutturato, vi aiuterà a relazionarvi con il vostro cane.

Quindi non mi resta che augurarvi buona lettura!

1- Potrà sembrarvi strano ma la prima regola è stare bene con voi stessi e gli altri (specialmente all'interno della vostra famiglia / branco), gli animali sentono molto di più di quanto voi crediate... La nostra rabbia, lo stress, le nostre ansie, frustrazioni etc. possono ricadere su di loro. Spesso mi è capitato di risolvere problemi su cani con problemi lavorando quasi esclusivamente sui proprietari, il vostro cane vi osserva sempre, "sente" e si accorge dei vostri malesseri.

2- Siate pazienti con voi e con lui / lei, per ottenere risultati soddisfacenti potreste anche impiegarci anni, ma quando finalmente arriveranno, dopo tanto lavoro, toccherete con mano una gioia inaudita.

3- Ascoltatevi interiormente e poi ascoltate esternamente, in caso contrario non vi sarà mai "dialogo" con altri da voi, che siano questi animali o persone. Siate disposti ad ascoltare ciò che vi circonda.

4- Siate aperti al cambiamento, non potete pretendere di "cambiare" il vostro amico a quattro zampe se non siete disposti a cambiare anche voi qualche cosa.

5- Accettate la vostra frustrazione nel vedere che magari un esercizio proprio non vi riesce e ricominciate di nuovo, con determinazione, in questo modo sarete già vincitori in partenza e a poco a poco potrete dire addio a ogni sensazione negativa.

6- Non pretendete troppo, ne da voi ne da lui / lei, è importante fare il giusto e non esagerare mai, non porterebbe da nessuna parte e si rischierebbe di rovinare tutto il lavoro svolto in precedenza. Prendetevi del tempo per coltivare questo nuovo modo di relazionarvi più autentico e consapevole.

7- Fate gli "stupidi" (come quando si parla ad un bambino appena nato) senza esagerare, arriverete al cuore del vostro amico molto più in fretta.

8- Parlate pochissimo, con lui / lei non serve parlare molto, vi stupirete di quanti "dialoghi" bellissimi farete semplicemente restando in silenzio.

9- Imparate ad usare anche il vostro corpo per parlare e comunicare con lui / lei. E' qualcosa che sicuramente fate di già, ma siete sicuri di farlo correttamente? Voi e il vostro amico a quattro zampe parlate facendo uso di due linguaggi differenti, non dimenticatelo.

10- Apritevi al noi e abbandonate nei limiti del possibile il io, io, io, da soli non si arriva da nessuna parte.

Buona riabilitazione comportamentale a tutti!!

Claudio Gambarini

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QUANTIFICARE UN LAVORO IN SALOTTI

GIORNATE DA CANIPosted by Caterina Migliorini Sun, April 08, 2018 14:55:21

C’è chi quantifica il proprio lavoro in ore, in miglia percorse, in paragrafi scritti e chi, come Claudio, in salotti visitati.

Eh sì, il lavoro di un istruttore cinofilo comportamentista a domicilio è proprio strano.

Quanti salotti visitati, quante famiglie-branco conosciute, quante lacrime asciugate, quante anime ascoltate!

Ah, in quanti salotti sono stato fino ad oggi…

Eh niente, a me ha fatto ridere parecchio questa sua frase. E’ buffo pensare che il lavoro di qualcuno possa davvero essere quantificato in salotti, parchetti e famiglie. Però di fatto, parlando di Claudio, è proprio così!

Potremmo anche arrivare ad avere il campo cinofilo più attrezzato di questo mondo ma nessun luogo sarà più prezioso di un salotto. Nulla saprà comunicargli tanto del cane che ha di fronte come un divano consumato da morsi o del luogo in cui trova collocazione una cuccia calda e accogliente.

Nessun luogo potrà raccontargli dettagli a sufficienza sul branco che ha di fronte come la casa all’interno della quale va costruendosi il loro legame, come quelle stanze all’interno delle quali si intrecciano le più fitte relazioni.

Nemmeno le parole potranno essere sufficienti: saranno i luoghi a parlare per loro, saranno le abitudini che inconsapevolmente mostrano a raccontare i problemi, a far emerger frustrazioni e cause d’attrito.

Insomma, nei salotti si gioca il tutto e per tutto!

Nei salotti un istruttore cinofilo comportamentista impara a conoscere queste famiglie-branco, impara ad amarle, a farsi amare e insegna loro ad amarsi di nuovo reciprocamente come se nulla si fosse mai incrinato.





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CANI E PACCHI REGALO

RIABILITAZIONE COMPORTAMENTALEPosted by Caterina Migliorini Sat, April 07, 2018 17:04:24

Titolo ambiguo lo so.

Alcuni inizieranno con il dare spazio nella loro mente a un vigoroso “I CANI NON SONO DEI PACCHI REGALO!!”. Beh, vi tranquillizzo subito, non è mia intenzione sostenere ciò, in nessun modo.

Questa associazione di immagini mi servirà per spiegarvi ben altro, un pensiero assai più saggio e rilevante.

“Cani e pacchi regalo” è un modo semplice che Claudio utilizza per spiegare il suo metodo, quello che mette in pratica ogni qualvolta si pone dinnanzi a un cane.

Paragonare un qualsiasi cane a un pacco regalo significa osservarlo con gli occhi di chi è ben consapevole di trovarsi al cospetto di un meraviglioso dono, e che la possibilità stessa di potervisi relazionare diviene un’esperienza della quale essere solamente grati.

Ogni cane va vissuto come un dono.

Ogni cane va osservato con gli occhi puri, innocenti, liberi dal pregiudizio e dall’aspettativa come se fossimo capaci di fare come un bambino che osserva la vita e ciò che essa regala.

Ogni singolo cane con cui Claudio si relaziona diventa quindi un pacco da scartare l e n t a m e n t e .

Occorre liberarlo da quell’involucro protettivo nel quale lui stesso si era rintanato per proteggersi dal mondo e i suoi pregiudizi. Quello stesso involucro nel quale tendiamo anche noi tutti a porlo ogni qualvolta accettiamo le altrui versioni: è un cane aggressivo, non sa relazionarsi, è ingestibile… e stop, ci fermiamo, non andiamo oltre l’etichetta.

Occorre anche sciogliere quel nastro e tutti i suoi nodi per sbarazzarsi di ogni singola paura che lo incatena costringendolo alla vita entro un box, ogni possibile reticenza che lo tiene lontano dal sogno di una vita vissuta con serenità.

Occorre ammirarlo nel suo mostrarsi lentamente al mondo, saperne leggerne i segnali, comprendere così quando e cosa rinforzare. Aiutarlo a capire quale sia il modo più corretto di agire, quale l’azione più giusta tra tutte quelle da lui conosciute, all’interno di quel ricco repertorio che costantemente mette in mostra. Guidarlo nella scelta, rendergli ogni cosa più semplice.

Per fare ciò occorre liberarsi di ogni schema mentale, ogni chiave di lettura generica e pretenziosamente universale. Questo poiché “ogni cane è un mondo a sé”, ogni cane ha un suo vissuto specifico sulla base de quale ha imparato a leggere i comportamenti di tutti coloro che lo circondano rapportandosi così con il mondo circostante secondo una modalità solo e soltanto sua.

Non aspettatevi pertanto di poter leggere ogni cane allo stesso modo, dimenticate per un istante la teoria e osservate. Vi accorgerete di avere davanti una vita che vuole vivere in mezzo ad altrettante vite pulsanti di vita. Vite che non possono essere ridotte a comportamenti standardizzati: dietro ad ogni gesto compiuto c’è un mondo da scoprire, un mondo capace di variare ogni volta.

Solo per un istante… Dimenticate la teoria, il passato del cane, cosa vi aspettate che diventi e osservatelo nel suo presente. Osservate come e con chi si relaziona. Osservate da cosa e da chi si tiene lontano. Osservate il suo sguardo, il respiro ora lento ora sempre più rapido. Osservate il cane in ogni suo più piccolo e apparentemente insignificante movimento.

Aguzzate lo sguardo, vi si spalancherà dinnanzi un universo da scoprire. E non uno solo, unico per tutti, ma un universo nuovo in ogni sguardo canino che avrete l’onore di incrociare.



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LA RICETTA DEL BUON VOLONTARIO

UN ISTRUTTORE IN CANILEPosted by Caterina Migliorini Fri, March 30, 2018 22:02:23

Ultimamente vedo tornare a casa Claudio prosciugato d’ogni forza. Non che sia insoddisfatto o amareggiato, anzi. E’ più un’assenza di forze serena, portata dalla soddisfazione di essere riuscito a far tanto, anche se quanto fatto non era poi quello che pensava avrebbe dovuto fare.

Cerco di farvi capire..

Una cosa certa è che siamo ormai troppo spesso incapaci di comunicare, più propensi a delegare o sperare che qualcuno rimetta a posto le cose per noi che adoperarsi in prima persona per risolvere una situazione percepita come scomoda.

Abbiamo davvero dimenticato come fare tutto ciò facilitati come siamo dai social media nelle relazioni interpersonali? Chissà…

E se così fosse, se davvero non sapessimo più come comunicare al meglio con i nostri simili come potremmo sperare di poterlo fare con trasparenza e semplicità con i nostri amici a quattro zampe, cani che da un box non chiedono altro se non tempo, pazienza e tanta buona volontà?

Questa carenza comunicativa potrebbe spiegare anche perché è divenuto così arduo operare insieme, tutti, per un bene superiore, per il benessere di altri, dimenticando il nostro ego, la nostra misera e personale soddisfazione.

Sapete perché è tutto così tremendamente difficile? Perché siamo abituati a svegliarci la mattina insoddisfatti, osservare il mondo insoddisfatti, guardare il vicino, la sua macchina, la sua fortuna sempre e comunque insoddisfatti. Apriamo facebook o qualsiasi altro social network invidiando il mondo intero, dimenticando chi siamo e cosa ci rende davvero noi, davvero felici, davvero unici.

Ogni essere umano in questo turbinio di incontrollabili emozioni deve, necessariamente, ritagliarsi una parentesi di felicità, in un modo o nell’altro. Una felicità talvolta ossessivamente ed egoisticamente ricercata aggrappandosi con i denti e con le unghie a un’idea, a un sogno che vogliamo ottenere a tutti i costi, ricoprendo un ruolo o svolgendo un compito che ci impegniamo a portare a termine. Riversando quindi ogni nostra energia in qualcosa che percepiamo quasi come cucito su di noi, sulle nostre sensazioni, sui nostri desideri. Che sia volontariato, praticare un sport o ripetere un gesto quotidiano e in questo – ci tengo a precisarlo – in tutto questo, non c’è nulla di sbagliato.

Ogni singolo essere umano merita di trovare la sua felicità.

Ma cosa manca in questa ricerca? Quel che manca è un equilibrio.

Siamo talmente abituati ormai a pensare prima a noi, alla nostra individuale felicità, a ciò che sentiamo di dover fare che spesso dimentichiamo di essere coinvolti in qualcosa di ben più grande che richiede l’attenersi a regole comunitarie oltre che individuali, che richiede impegno, voglia di fare, richiede la capacità di adeguarsi anche a ciò che non sentiamo propriamente nostro.

Un qualcosa nei confronti del quale non possiamo permetterci di agire nella più totale anarchia dimenticando di avere obblighi e doveri nei confronti di altri da noi, che questi siano o meno umani.

Ogni nostra azione o parola che sia fatta, detta più o meno inconsapevolmente ha necessariamente, delle conseguenze: fondamentale è ricordarsi d’esser parte di un tutto.

Se ognuno farà bene nel suo piccolo, saranno in tanti a trarne beneficio.

Fino ad ora vi ho esposto pensieri molto generici, lo so. Ma se l’ho fatto è perché credo possano valere anche per chi questa felicità la ricerca operando come volontario all’ interno di un canile.

Relazionarsi con cani abbandonati e dal vissuto costellato dalle più inimmaginabili situazioni richiede una capacità assai rara di focalizzare se stessi come ben distanti della situazione di fronte alla quale ci poniamo: dimenticare momentaneamente l’empatia, usare una briciola di razionalità distaccata dal sentimentalismo.

E credo sia quasi impossibile. Ripeto, quasi.

Quasi impossibile essere freddi, distaccati e comunque dotati di talmente tanto amore per la causa da riuscire ad operare al meglio.

Tremendamente difficile, ma non impossibile.

Riabilitare cani ormai dimenticati in canile da troppo tempo richiede tutto questo, richiede una parziale ed apparente freddezza per guardare ogni giorno il cane che ci troviamo davanti come se lo vedessimo per la prima volta, con occhi nuovi, per analizzarne il vissuto passato e presente e decidere come intervenire, per potergli garantire un futuro vissuto in una casa resa calda dall’ amore.

Richiede al contempo anche un animo buono, perché sino a che il nostro obiettivo ultimo non trovi compimento, quello stesso cane dovrà comunque percepire tutto quell’ amore e quell’ affetto da tempo non provati.

In questo percorso capace di conferire un enorme senso di gratificazione, occorre, per assurdo, dimenticarsi di sé, di quel che soddisferebbe noi, di ciò che, a parer nostro, doterebbe di senso l’essere volontari di canile e mettere al centro loro, cani dimenticati, il loro benessere e le loro esigenze che spesso di certo non collimano con ciò che in nome di un istinto dettato dal mero sentimentalismo saremmo portati a fare.

Insomma, Claudio l’istruttore cinofilo ancora una volta si trova a riequilibrare prima le persone e solo in seguito i cani. Ed è strano come questo torni ogni volta, come in ogni situazione nella quale si sia trovato, abbia in realtà speso gran parte delle energie a trovare il modo più corretto per arrivare al cuore di ogni singola persona, per appianare ogni divergenza, per insegnare un nuovo modo di sentire e percepire gli altri da noi… E’ come se ogni volta la sua attenzione si sdoppiasse: una parte fissa ai cani, al loro stato d’animo, sempre pronto a leggerne i comportamenti per alleviarne i disagi e al contempo sempre attento a come ogni singola persona in quel momento presente si ponga nei loro confronti, sempre in allerta perché non vengano a crearsi situazioni di pericolo, sempre pronto ad azzerare i fattori di rischio. E nel mezzo di tutto ciò? Di nuovo lui, Claudio, che, tornato uno, si dedica agli animi umani, a riequilibrarne le energie, a far comprendere come sia possibile collaborare tutti per un fine comune esaltando le doti di ciascuno.

Fare del volontariato in canile un momento di incontro, costruzione e collaborazione.

Tutto in vista di un unico, importante fine: riabilitare quanti più cani possibile e regalare loro una vita dalla quale possano prendere tutto l’amore che meritano e che un freddo box, per quanto riscaldato dall’amore del più volenteroso dei volontari, non può donare.

Dicevo: …anche se quanto fatto non era poi quello che pensava avrebbe dovuto fare… Ho reso l’idea?





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QUANTE COSE SONO CAMBIATE

RIABILITAZIONE COMPORTAMENTALEPosted by Caterina Migliorini Sat, March 24, 2018 13:31:29

“Quante cose sono cambiate..”

Questa è la frase con cui Claudio ha esordito qualche sera fa dopo una lunga riflessione sul suo passato lavorativo.

“… Prima facevo di più, ora insegno e osservo. Osservo di più e lascio fare, lascio provare. Prima ero convinto di dover intervenire io, a tutti i costi. Che fosse il metodo più corretto…” Poi ha capito quale poteva essere il modo più corretto per insegnare un metodo tutto suo, non rintracciabile sui libri, difficile da trascrivere in una serie di regole e precetti.

Molto, troppo spesso, coloro i quali dicono di poter “mettere a posto” un cane non sanno quel che fanno. O meglio, per saperlo, almeno a livello teorico, non c’è che dire, sono preparatissimi, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e, parlando di cinofilia aggiungiamoci anche fiumi, oceani, torrenti, rigagnoli, pozzanghere e chi più ne ha più ne metta.

Quando Claudio parla di sé e del suo metodo lavorativo lo fa con estrema umiltà. Gli viene talmente naturale, perché dovrebbe essere speciale? Sono io che tendo ad esaltarlo con l’euforia che solo una bimba a Natale potrebbe capire, però sento di fare la cosa giusta. Non mi soffermerò a parlare di metodo gentile, di rinforzo positivo: sapete tutti di cosa si tratta e comunque, pur costituendo una parte consistente, non sarebbe ciò che, a mio parere, rende degno di nota quel metodo Giulezampesco (vocabolo orribile, lo so, ma almeno rende l’idea!) che tanti fa innamorare.

Sette, quasi otto, anni di esperienza sul campo fanno, fanno tantissimo. Anni passati a provare, sperimentare, migliorarsi e migliorare un metodo studiato a livello teorico e avvertito come una possibile buona base. Anni passati anche a sbagliare, anni passati a correggersi sempre, a migliorare il tiro, a perfezionare il tocco e soprattutto lo sguardo, anni passati a ragionare, a cercare di capire.

Insomma, una base teorica la si deve avere per forza, giusto persino tenersi aggiornati prendendo parte a qualche seminario certo… ma il fare! Occorre scontrarsi con un cane frustrato, con un altro che non fa altro che scappare o lacerarsi gli arti per lo stress. Occorre trovarsi davanti un cane che ha quasi firmato la sua condanna a morte mordendo troppe persone. Occorre incontrare famiglie, branchi che più uniti non sono, guardarli soffrire e vederli buttare fuori ogni frustrazione, tra le lacrime, ammettendo di non riuscire a gestire colui che speravano sarebbe stato un amico fedele, colui che invece viene trattato come un altro di tanti problemi. Occorre fare tutto questo e chiedersi: “Ma io, per loro, cosa posso realmente fare?”. Certo, chiunque potrebbe prendere con sé il cane, lavorarci, aiutarlo a ritrovare il suo equilibrio e riportarlo in famiglia. Oppure lavorarci a domicilio, ma lavorare sul cane soltanto dico, e poi vedere come va. Peccato che gli effetti siano poi di breve se non brevissima durata.

Claudio prima faceva, faceva tanto. Faceva e si lasciava osservare. Poi qualcosa è cambiato, ha capito che lui è solo di passaggio in ogni branco che aiuta a rinsaldare. E’ solo un osservatore silenzioso che studia le dinamiche di ogni nucleo famigliare, è solo colui che il più delle volte sa ascoltare a tal punto, sa far aprire le persone al punto tale da farle piangere. Far versare loro lacrime che sanno di liberazione, parole che sanno di rabbia e frustrazione. E’ colui che prima psicanalizza voi e poi vi aiuta a capire che nel vostro cane non c’è nulla che non va. Occorre solo imparare a leggere, leggere meglio, leggersi meglio.

Per questo ha smesso di fare, di fare lascii osservare. Per questo vi spinge ad aprirvi, ad osservare, a fare voi, a capire un metodo che potrà apparire difficoltoso, a destreggiarlo con attenzione e precisione. Vi spinge a fare una cosa che ormai in troppi hanno disimparato…

Osservare, ogni movimento, sguardo, posizione.

Osservare ogni cambiamento.

Osservare e analizzare l’ambiente circostante con cui il cane interagisce, analizzarne gli elementi, capire cosa o chi in realtà disturba il vostro cane, cercare di arrivare a comprendere attraverso un semplice sguardo la fonte – esterna – di quel turbamento – interno – che non vi fa più riconoscere il vostro amico a quattro zampe.

Per questo vi chiede di andare oltre i vostri stessi blocchi mentali, mettervi in gioco. Perché lui potrebbe anche “mettervi a posto” il cane, anche in quattro e quattr’otto, ma sarete voi a dover convivere con lui per il resto della vita che trascorrerete insieme.

Meglio imparare a leggersi e ad amarsi, o no?





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SE NON FOSSE STATO PER YODA...

RIABILITAZIONE COMPORTAMENTALEPosted by Caterina Migliorini Mon, March 19, 2018 18:03:26

Potrà non avere senso per molti ma come fa un istruttore cinofilo comportamentista ad avere un cane così “dolcemente complicato”? Iniziamo da capo…

Questa storia, quella di Giù le zampe dico, ha inizio ben sette, se non otto ormai, anni fa all’epoca in cui Claudio decise che quel suo spiccato interesse verso la cinofilia, rimasto curiosità, passione e studio da autodidatta per ben due lunghi anni sarebbe potuto evolvere in un vero e proprio percorso professionale. Nonostante avesse già deciso quale sarebbe stato il sentiero da intraprendere mai e poi mai avrebbe potuto immaginare come l’adozione di due cani avrebbe dato forza a questa sua scelta.

Uno di loro sarebbe stato poi ri-battezzato Yoda, il protagonista di questo racconto. Lui e Claudio si erano scelti per fortuna un po’ per caso. Dico così perché forse, se Claudio non fosse andato oltre il suo passato difficile, se non avesse voluto provarci nonostante tutto, forse Yoda sarebbe ancora in quel canile senza mai aver avuto la possibilità di migliorare e imparare a non temere il mondo. Ovviamente, per quanto la sua indole di essere umano sensibile gli avesse facilitato il relazionarsi con questo cane bistrattato così tante volte, nemmeno Claudio poteva dirsi pronto e capace per convivere con il suo nuovo amico nel migliore e più salutare dei modi nonostante avesse sempre avuto una propensione naturale per tutto il regno animale che cercava e riusciva a comprendere con una facilità disarmante. Ma una semplice convivenza non può esservi in assenza di un sano equilibrio psico fisico (ovviamente da parte di tutti i componenti del branco!).

Yoda, un tempo conosciuto come Johnny, era un cane nato in quel di Napoli e passato di padrone in padrone troppe volte. Più volte consapevolmente abbandonato, lasciato scappare, riportato in canile senza rimorso alcuno o lasciato solo per giornate intere ad abbaiare entro una stanza vuota. Ora, se perfino un essere umano riesce a rimanere segnato da quanto vissuto nei primi anni di vita per il tempo di un’esistenza intera, perché a un cane non dovrebbe accadere? Perché il genere umano può essere composto da persone dotate di mille e più sfaccettature caratteriali mentre i cani devono essere tutti per forza carini e coccolosi?

Yoda, cane dal carattere difficile certo, cane oltretutto incapace di comunicare correttamente con i suoi simili, cane non socializzato da cucciolo, cane con una spiccata aggressività verso i bambini, cane anche abbastanza testardo! Ma cane sempre e comunque senza colpa. Padroni precedenti non adatti, non realmente consapevoli, non abbastanza volenterosi e pronti a intraprendere un percorso sempre e comunque impegnativo? Sicuramente, perché adottare un cane non è come comprare un peluche, adottare un cane richiede pazienza, impegno, e di nuovo tanta tanta pazienza, soprattutto se ci si deve relazionare con un cane dal passato difficile o molto difficile come è stato quello di Yoda.

Insomma, dopo aver adottato quello che sperava sarebbe stato un amico per la vita, Claudio dovette imparare a comunicare prima di tutto con lui e, successivamente, imparare a lavorare insieme per comunicare e relazionarsi al meglio con il mondo. Intraprendere questo percorso che lo avrebbe portato a divenire un istruttore specializzato in riabilitazione comportamentale affiancato proprio da Yoda e da tutti i suoi ostacoli ha ovviamente reso tutto ancor più magnifico e interessante, nonostante la sua complessità. Immaginate quanto sia stato, per entrambi, il lavoro da fare! E forse, dico forse, se la gavetta di Claudio non fosse stata inizialmente affiancata proprio da Yoda, non sarebbe stata così costruttiva! La sua già spiccata capacità nell’osservare, la sua tendenza a leggere sempre correttamente il comportamento di un cane ha ricevuto tanto dal percorso fatto con lui.

Ma torniamo al protagonista di questo post.

Yoda non è, ancor oggi, uno di quei cani con cui ci vedrete seduti tranquillamente al ristorante, non ci incontrerete mai insieme in posti affollati, caotici e pieni di persone pronte ad accarezzarlo pur con le migliori intenzioni. Non ci vedrete mai insieme a fare lunghe passeggiate a meno di non essere sicuri di trovarci in un posto tranquillo. Questo poiché il passato di Yoda è più forte di qualsiasi riabilitazione comportamentale. E’ migliorato certo, tantissimi suoi comportamenti sono stati arginati, altrettanti addirittura migliorati sino quasi a scomparire, altri ancora devono essere costantemente lavorati. Yoda non è più il cane aggressivo verso tutto e tutti, è un cane che ha imparato il linguaggio con cui il mondo si esprime. Yoda e il suo passato però rimangono, rimane la sua paura per i rumori forti e il suo odio per i campanelli, rimane il suo non sapersi relazionare con altri cani, rimane il suo essere burbero e asociale.

MA Yoda non è solo problemi, è anche amore incondizionato per il suo padrone. La sua ombra. Se lui manca, ogni rumore fuori casa è un possibile, imminente e tanto agognato suo rientro. E’ amore per la neve, è tentare di rincorrere una lepre e poi crollare con la lingua a penzoloni dopo pochi metri, è coccole su coccole, è un cane che ha saputo accettare l’inserimento di due gatti trovatelli con cui ora gioca e dorme che quasi sembra siano cresciuti insieme, è ululare insieme e fare branco, è impazzire di gioia al solo sentire “pollo” o “palla”, è avere mille e più problemi comportamentali ma se mi lasci correre libero in un bosco basta un fischio e io torno da te correndo perché sei il mio “porto sicuro”.

Questo dovrebbe imparare ogni singola persona che si dimostri aperta all’opzione di adottare un cane: il passato non si può cambiare, e le abitudini, anche se talvolta rimangono, si possono arginare e migliorare. Con amore e pazienza tutto si può insegnare e ogni ostacolo, INSIEME, superare.



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MA TU, REALMENTE, COSA VUOI FARE?

GIORNATE DA CANIPosted by Caterina Migliorini Wed, March 14, 2018 15:30:14

A fine giornata io e Claudio abbiamo ormai un appuntamento fisso: messo il bimbo a nanna ci ritagliamo qualche ora solo nostra, nel silenzio della notte, per raccontarci come è andata la giornata. "In ufficio tutto bene?" mi chiede lui, "Il bimbo è stato bravo oggi vero?" chiedo poi io. Sapete, le nostre giornate sono come una partita di tetris: ogni aspetto, dalla famiglia al lavoro si deve incastrare alla perfezione. Credo serva un bel gioco di squadra per far filare tutto liscio ma, una cosa che credo serva ancor di più sia fermarsi, insieme, ascoltarsi e parlare. In questo modo ogni cosa rimane ben salda, ci si confronta, si procede insieme sempre.

E’ sempre stata la nostra filosofia di vita: sentirsi, percepirsi in ogni momento per poter cogliere ogni malessere sul nascere e non permettere a nulla e nessuno di incrinare il nostro equilibrio.

Ancor prima che io e Claudio ci incontrassimo questa era la filosofia che permetteva a Giù le zampe di crescere e rinvigorirsi. Dopo tutto sono sempre gli stessi malesseri a danneggiare un branco, fatto di persone e amici a quattro zampe come una qualsiasi relazione tra soli umani: che derivino da ansia, frustrazione, rabbia, inadeguatezza, nulla cambia.

Claudio aveva trasportato questa modalità “zen” di vivere all’ interno del suo lavoro e lo aveva reso un metodo quasi sempre efficiente ed efficace. Perché quasi sempre? Beh, come una qualsiasi relazione soccombe di fronte all’assenza di coesione, un percorso di riabilitazione fatto alla Giù le zampe coinvolgendo l’intero branco, non sopravvive alla mancanza di voglia, alla paura di mettersi in gioco, all’incapacità di plasmarsi e modificare le proprie malsane abitudini per il benessere del gruppo.

Una regola per andare d’accordo con Giù le zampe? Mettersi in discussione, sempre.

Ma torniamo al titolo di questo post: “Ma tu, realmente, cosa vuoi fare?”. Molti di voi non capiranno il senso di questa frase. La sera in cui ho avuto l’idea per questo post Claudio mi stava raccontando la sua giornata in canile a contatto con i volontari e quello che fra tutto mi aveva più stupito era questa frase appunto, che lui aveva rivolto a una volontaria. Siamo talmente abituati ad avere obblighi, compiti da svolgere, scadenza da rispettare che troppo raramente ci fermiamo a chiederci cosa possiamo volere realmente. E se desiderassimo qualcosadi troppo difficile da ottenere o semplicemente non realizzabile in quel dato frangente? Beh, meglio evitare di chiederselo insomma. Mettete che invece un arriva un giorno in cui si presenta una persona, a noi completamente estranea, a chiedercelo. Non immagino lo shock: “Ma tu, realmente, cosa vuoi fare?”… Che sia decidere di ascoltare una lezione o non ascoltarla, girare a destra piuttosto che a sinistra, prendere un caffè macchiato o corretto… Insomma, qualsiasi che sia la decisione da prendere, l’importante è non lasciarsi mettere alle strette dall’abitudine, o da qualsiasi cosa che, in quel dato momento, ci appare inevitabile o giusto da fare. Potrà anche essere giusto farlo, ma se non ci sentissimo adeguati in quel determinato momento?

Se nella vita di tutti i giorni molto spesso siamo obbligati a scendere a compromessi vi sono parentesi nelle quali scegliere di fare ciò che REALMENTE VOGLIAMO FARE è un dovere nei nostri confronti.

E riguardo alla riabilitazione comportamentale? Quando in gioco c’è il benessere di un cane come ci si comporta? E’ per il suo bene, per il suo bene DEVO comportarmi in un determinato modo, devo agire secondo direttive ben precise… Ma sarà davvero utile farlo in questo modo?

Se talvolta quindi il mettersi in discussione presuppone una forzatura, come coniugare il tutto?

Sapete, nulla funziona realmente se non sentito, se non realmente compreso. Le forzature non portano a nulla che possa dirsi costruttivo, soprattutto parlando di riabilitazione comportamentale. Ogni cosa a suo tempo dopotutto! Prima di arrivare all’accettazione di un metodo così nuovo, differente e capace di toccare ogni persona nell’intimo si attraversa rabbia, frustrazione, inadeguatezza. Chi è questa persona che mi spinge a uscire fuori dalla mia zona di comfort?

Per questo ti si chiede cosa tu voglia realmente fare. Perché le emozioni arrivano, ci travolgono e non ci permettono di comprendere sino in fondo. Perché le emozioni come arrivano creando caos, così, silenziosamente se ne vanno, lasciandoci in un nuovo stato, pronti ad apprendere, pronti ad accogliere la novità. Ognuno ha tempi differenti nell’affrontare ciò: accettate la vostra frustrazione, accettate le difficoltà che incontrate nell’ azione, non desistete e continuate a provare, ad aprirvi al nuovo. Solo così sarete vincitori.

“Ma tu, realmente, cosa vuoi fare? Perché io, cane, sento e percepisco cosa stai provando, quello che stai vivendo. E mi adeguo, in un certo senso sono come uno specchio. Con il mio comportamento faccio emergere tutto quello che di disarmonico mi trasmette la nostra relazione. Non costringermi a cambiare, ma cerca di comprendermi e cambia insieme a me.”

Consiglio del giorno? Ascoltatevi interiormente e poi ascoltate esternamente.

(Da ripetere come un mantra!!)



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DIETRO LE QUINTE...

GIORNATE DA CANIPosted by Caterina Migliorini Thu, March 08, 2018 17:31:22

Di fatto forse non tutti sanno chi vi sia realmente dietro Giù le zampe.

Ne si parla sempre al plurale: "NOI facciamo, diciamo... NOI organizzeremo... NOI di Giù le zampe" ...

Pare quasi essere un'entità non definibile: chi agisce in suo nome? Chi è che per davvero e concretamente riabilita tutti quei cuccioloni (o forse dovremmo dire tutti quei padroni!)? Sì, pare ci siano collaborazioni varie ma... di fatto... CHI E' GIU' LE ZAMPE?!

Un'altra cosa che forse non tutti sanno è se vi sia o meno qualche losca e secondaria figura a fianco di questo istruttore (almeno lui deve esistere per forza!) capace di aiutarlo in tutto il resto.

Perchè, parliamoci chiaro, come diamine fa una persona sola a: riabilitare cani, riequilibrare intere famiglie/branchi, gestire social, organizzare eventi, gestire un canile (eh già! Piccolo spoiler... maggiori dettagli a breve!) e (ultimo dettaglio ma di fondamentale importanza per la sanità mentale del suddetto!!) avere una famiglia con annessa vita sociale?

Bene, come tutti sanno, dietro a ogni grande uomo (si si, l'istruttore esiste! Ed è bravo, paziente, un istruttore con i fiocchi che non ama essere eccessivamente elogiato ma siccome il blog è mio [essendo lui pure bravo con i computer, aver scritto ciò mette seriamente a repentaglio la sopravvivenza di questo diario virtuale], decido io!)… cosa dicevo, ah si! Dietro a ogni grande uomo, c'è un'ancor più grande donna (suvvia, è la festa della donna! Permettetemi di auto elogiarmi un po’!).

Ora che l'arcano è stato svelato, ora che tutti sapete chi e cosa di fatto sia Giù le zampe, posso raccontarvi il perchè di questa spero-abbastanza-simpatica premessa.

Giù le zampe è nato anni fa, in sordina, da quel volenteroso istruttore che molti di voi avranno avuto modo di conoscere, ma ad oggi è molto, molto di più. E' una famiglia allargata composta da un bimbo meraviglioso da poco arrivato, due non-più-tanto-piccoli gatti trovatelli e, ovviamente un cane [Secondo spoiler! Ci sarà un post a lui dedicato perchè senza Yoda, questo è il suo nome, Giù le zampe nemmeno esisterebbe!]. Ah, e ovviamente ci sono anch'io, la moglie/amica/socia.

Ed eccoci giunti al punto: io non sono Giù le zampe, ne sono una parte, colei che ne supporterebbe ogni aspetto e ogni innovazione. Colei che ha visto crescere questo progetto nel corso degli anni e che grazie ad esso ha imparato a comunicare in quella lingua che parlano i cani fatta di gesti, sguardi e silenzi carichi di significato. Colei che ha visto come piccole difficoltà abbiano rischiato di mandare all'aria una storia così bella. Una storia nella quale Claudio l'istruttore aveva investito tanto, soprattutto sogni. Quindi perchè non raccontarla questa storia? Perché non raccontarla attraverso gli occhi di colei che la sera ha la preziosa fortuna di poter ascoltare aneddoti impensabili che costellano le giornate di un istruttore cinofilo?

Non sono io quello bravo con le parole” dice lui, in realtà io sono solo brava a tradurre in testo scritto un flusso infinito di parole che ruotano vorticosamente nella mia testa, quello bravo a parlare, invece, certo che è lui nonostante si ostini a dire il contrario. Quando Claudio l’istruttore parla, tutti ascoltano, tutti si fermano, tutti lo cercano, tutti si sforzano di comprendere come sia possibile fare quel che fa, con una naturalezza solo sua, come sia possibile che riesca con così poco e così bene a comunicare con un cane il cui sguardo aveva incontrato solo pochi istanti prima. “Mi sono voltato e avevo una platea di gente che mi osservava e ascoltava!” mi ha detto poche sere fa, mentre mi raccontava di come cercava di far interagire al meglio una volontaria e il cane da lei seguito, come cercava di stimolare maggiore osservazione, maggiore attenzione invitando tutti ad aprirsi ad un metodo nuovo che, di fatto, va plasmandosi sui bisogni del cane e di cosa, ma soprattutto come, cerca di comunicare. E io rimango teneramente basita dal sincero ma gioioso stupore che accompagna le sue parole, parole che meritano di essere ascoltate e, secondo il mio modesto parere, anche scritte.

Quindi eccomi entrare in gioco: vi racconterò le sue giornate, ogni emozione vissuta, ogni traguardo raggiunto. Da addetta ai social e all’organizzazione eventi mi espongo completamente cercando di scrivere quella bella storia alla quale mi capita di assistere ogni giorno perché credo che ne valga la pena, perché credo che Giù le zampe sia molto di più, perché credo possa ancora essere quel sogno nel quale vale la pena investire e perché credo che Claudio il magico istruttore lo meriti completamente.



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ABBAIA COME MANGI!

RIABILITAZIONE COMPORTAMENTALEPosted by Caterina Migliorini Mon, February 26, 2018 14:43:29
Il pomeriggio che ha visto nascere questo blog ha potuto assistere ad un avvicendarsi quasi ossessivo di possibili nomi con i quali avremmo potuto battezzarlo. Era tanta la voglia di vederlo online, vedere viva un'altra nostra piccola creatura.

Le ore passavano e ci eravamo quasi arresi di fronte all'evidenza: forse avremmo dovuto limitarci a proporre qualcosa di semplice, senza ostinarci nella ricerca di "quel qualcosa" che fosse capace di trasmettere contemporaneamente innovazione, simpatia, irriverenza e un pizzico di ingegnosità mista a saggezza.
Noi volevamo un nome in grado di riassumere la filosofia di Giù le zampe e quel modus operandi che tanto ci contraddistingue e che tanto ci fa amare.

"Dillo come un cane!"
Attimi di silenzio, saremmo arrivati a qualcosa di decente prima o poi!
"Parla come mangi... ?"
Indecisione diffusa, dai che forse ci siamo!
"Ma certo, sei geniale! ABBAIA COME MANGI!"

Più ovvio di così non poteva essere. E una gioia incontenibile ha iniziato a pervadere la stanza, sapete perchè?

Perchè ABBAIA COME MANGI rispecchia esattamente il nostro pensiero e, forse, chi di voi ha assistito a una delle nostre lezioni non potrà che essere d'accordo.

Perchè ABBAIA COME MANGI va dritto al punto, elimina ogni francesismo, ogni conversazione complessa, ogni gesto inutile.

ABBAIA COME MANGI obbliga chiunque a parlare pochissimo, a ricreare dialoghi bellissimi fatti di silenzi, spinge noi tutti a capire che nulla è realmente difficile, niente è in realtà impossibile!

Giù le zampe entra silenziosamente nelle vostre vite, vi aiuta a rinsaldare quel "branco" di cui non vi sentite più parte, a riequilibrare la comunicazione con il vostro amico a quattro zampe, a capire che non c'è bisogno di troppe parole, di dare per forza un nome a ciò che non capiamo o di renderlo per forza un problema. Basta osservare, con occhi nuovi, ciò che vi circonda e smettere di parlare. Comunicare certo, ma usando meno parole, solo quelle giuste, un pizzico di amore e tanti gesti. Tornare a vivere una quotidianità fatta di intese dimenticando incomprensioni e frustrazioni.

Rendere tutto più semplice, quasi come... Mangiare!

Il consiglio del giorno? ABBAIA COME MANGI!








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